TEMPESTE D’ACCIAIO
L’annuncio della chiusura dell’Ilva di Taranto ha generato proteste dei lavoratori sia nel sito pugliese sia in quello genovese del gruppo. Segno che gli effetti dello stop alla produzione nel primo stabilimento siderurgico italiano (fermata per ora soltanto l’area a freddo) sono di carattere nazionale. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha incontrato ieri il capo dello stato, Giorgio Napolitano, per esaminare la vicenda. Nell’incontro con le parti sociali e gli enti locali fissato per giovedì prossimo, il governo intende proporre un provvedimento ad hoc e se necessario agire per decreto “entro venerdì”.
13 AGO 20

L’annuncio della chiusura dell’Ilva di Taranto ha generato proteste dei lavoratori sia nel sito pugliese sia in quello genovese del gruppo. Segno che gli effetti dello stop alla produzione nel primo stabilimento siderurgico italiano (fermata per ora soltanto l’area a freddo) sono di carattere nazionale. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha incontrato ieri il capo dello stato, Giorgio Napolitano, per esaminare la vicenda. Nell’incontro con le parti sociali e gli enti locali fissato per giovedì prossimo, il governo intende proporre un provvedimento ad hoc e se necessario agire per decreto “entro venerdì”. Tra le ipotesi c’è anche quella di inserire l’Ilva tra i siti di “interesse strategico” (come fu per Acerra), per consentire di proseguire la produzione nonostante il sequestro. Il gruppo siderurgico Riva, il 21esimo al mondo per produzione, ha deciso di avviare la chiusura dello stabilimento dopo che la procura di Taranto ha ordinato il sequestro e il divieto di vendita di quanto prodotto da luglio fino a oggi, oltre a sette arresti tra i vertici aziendali, accusati di non avere messo a norma gli impianti inquinanti a danno della salute dei cittadini. In un altro filone d’indagine sono stati coinvolti anche funzionari pubblici. L’impatto della chiusura dell’Ilva sull’economia nazionale è valutato da Confindustria per 6-9 miliardi di euro l’anno. Un dato che peggiorerebbe ulteriormente le previsioni di crescita del paese, già corrette ieri al ribasso dall’Ocse: il pil italiano calerà del 2,2 per cento nel 2012 e dell’1 per cento nel 2013, con il tasso di disoccupazione vicino al 12 per cento entro il 2014.